I nostri relatori / Simone Giofrè, dirigente dell’anno Serie A “Ai giovani dico: dovete sporcarvi le mani”

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Simone Giofrè, premiato nel 2019 come dirigente dell’anno della Serie A al termine della splendida stagione dell’Happy Casa Brindisi, sperava di fare altro nella vita: il giornalista. Ed ha cominciato da lì, vent’anni fa, nella sua Cantù, proponendo all’allora neo presidente Corrado di dare vita in società ad una diavoleria ultramoderna e misteriosa, come era considerato ai tempi un sito Internet. E’ cominciata così la sua educazione canturina, durata 10 anni, una vera scuola di vita cestistica: “Nella ‘sfortuna’ di trovarmi in una società piccola e non strutturata professionalmente – racconta Giofrè – perché basata solo su tre persone, il g.m. Bruno Arrigoni, la storica segretaria Lorena Broggi e la memoria del club Carlo Lietti, ho avuto la grande fortuna di poter sbagliare e di imparare non solo da grandi professionisti ma anche dai miei errori. Diventato addetto stampa, vista la mia estrazione tecnica ho chiesto ad Arrigoni di potergli dare una mano anche nello scouting, intanto facevo il team manager, ci siamo buttati nel marketing, abbiamo perfino fatto gli ‘stilisti’ per il merchandising che allora cominciava ad essere un elemento importante per le società. Una scuola completa che mi ha formato e dalla quale ho attinto quando ho lasciato Cantù per camminare con le mie gambe a Varese, Roma e adesso Brindisi. Essere stato eletto dirigente dell’anno è un onore che sento come un premio alla carriera ormai lunga 20 anni”.

Oggi a Brindisi è direttore sportivo, si occupa dell’area tecnica e dello scouting: “Il mio è un lavoro di costruzione della squadra e supporto dello staff tecnico, che è quello che subisce principalmente il grande stress della stagione, cioè la capacità di ascoltare e i tempi e i modi di intervenire. Un aspetto psicologico fondamentale che ho avuto la fortuna di apprendere fin dai primissimi anni di lavoro da Arrigoni. Diciamo che fino a oggi, a parte un singolo caso, penso di aver saputo creare un buon feeling con le persone con cui ho lavorato”.

Una testimonianza importante a Meet The Best per tutti coloro che ambiscono a far diventare il basket il loro lavoro, in un mondo dove una vera scuola non c’è: “A tutti loro do un solo consiglio: sporcatevi le mani. Non bisogna mai credere di essere superiori ai lavori umili dei quali una società necessita quotidianamente: se c’è bisogno di dare una mano ad attaccare gli adesivi sul parquet, lo si fa anche se sei l’addetto stampa. Se un giorno avrai la possibilità di prendere qualcuno che lo faccia per te, saprai giudicare se lo sa fare bene o no”.

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